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Le nostre immagini su
National Geographic Magazine

National Geographic Magazine è la rivista ufficiale della National Geographic Society (NGS), una delle più prestigiose istituzioni scientifiche ed educative non profit al mondo, la cui sede si trova a Washington, D.C., negli Stati Uniti.


Le immagini dei Fotografi Angelini sono apparse su pubblicazioni Arnoldo Mondadori, Giorgio Mondadori, TCI-Touring Club Italiano Editore, ENIT-Ente Nazionale Italiano per il Turismo.Sono stati realizzati servizi e calendari monografici di grande formato per l'Amm.ne Prov. di Teramo, Regione Abruzzo, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Università degli Studi di Teramo. Riviste mensili di grande prestigio come National Geographic Magazine, Airone, Bell’Europa, Bell’Italia hanno pubblicato le immagini dei Fotografi Angelini. Posters editi dall'ENIT Ente Nazionale Italiano per il Turismo sono stati diffusi in tutto il mondo. Mostre tematiche sono state ospitate a Berlino, Milano, Firenze, Roma.

Intervista RAI


WORKS

 

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EXHIBITIONS

 

Galleria ALTAN, Teramo
Febbraio 2017
Pasquale Angelini, Mostra fotografica collettiva

IPOGEO, Teramo
Dicembre 2016, Gennaio 2017
Mostra dei Fotografi Angelini “Bacini di Stupore”.

AURUM, Pescara
Settembre 2016
Sala degli Alambicchi, mostra dei Fotografi Angelini “Bacini di
Stupore”.

EXPO 2015

Padiglione Italia, Milano, esposizione delle
immagini dei Fotografi Angelini durante la
“Settimana del Protagonismo in Expo” dal 3 al 9
Luglio 2015 "L'Abruzzo del Diritto al Cibo”.

ENERGY SQUARE, Teramo
Ottobre 2007
Mostra fotografica monografica Piero Angelini, Piazza Martiri
della Libertà

2008, Primo premio assoluto del Photo Contest “Paesaggi del Tempo”
con l’immagine “la giarrettiera”.


PUBLICATIONS

 

“Gran Sasso, emozioni e immagini”, 2001 - formato cm 28x28

“Stupore Abruzzo”, 2014 - formato cm 28x28, ed. italiano/inglese

“Tertii Decenni Annus Primus Volvens”, 2015 - Università degli studi di Teramo - formato cm 30x35

“Stupore Marche”, 2016 - formato cm 28x28 ed. italiano/inglese

“Urbino e il Montefeltro”, 2017 - cm formato 30x20 ed. italiano/inglese


REVIEWS

"Piero Angelini si apposta, non visto, nei punti più segreti e attende che la montagna si addormenti o si svegli, o accolga nei suoi pianori gli animali, che con i loro campani ritmino la fatica degli uomini, per disgelarla con discrezione trasferendo vile proprie umanissime vibrazioni. Ma senza i filtri di una montagna banalizzata dalle cartoline dolomitiche. E qui sta la sfida. Il Gran Sasso esalta la magia dell’Appennino senza mai ripetere i gusti risaputi dei luoghi più famosi delle Alpi. Sentire l’Adriatico a pochi passi, o un umano vibrare di un medioevo tutto da scoprire dell’interno fatto di abbazie e basiliche e civiltà di opere e di mercati, è un po’ il segreto dei silenzi di queste fotografie, che non fanno il verso a nessun genere e che mai scadono nell’effetto facile, essendo viceversa di una francescana semplicità’."

ALESSANDRO CLEMENTI, "Gran Sasso, emozioni e immagini”, 2001

"Alla profluvie di immagini che schizzano e rimbalzano da ogni dove, all’arrembaggio di pixel che si riversano nell’alta marea di un tutto indistinto ed endemicamente pleonastico, Piero e Pasquale Angelini oppongono un lavoro altamente professionalizzato che dà vita (e forma) a un discorso unitario e pensato, dove è il dialogo serrato tra due esperienze (giocoforza diversamente conformate, per quanto prossime, e più osmotiche che simbiotiche) a fornire la ratio legittimante per un ricco, sfaccettato, sorprendente excursus nel paesaggio abruzzese. La condivisione di scorci e visuali che viene proposta all’osservatore proviene perciò da un momento precedente, da una condivisione di prospettive in cui si coagula, in cui si sintetizza, in cui trova insomma formulazione, l’autorialità bifronte che innerva e insuffla con un diverso respiro questo libro."

"...alla staticità retorica e oleografica del paesaggismo meno avveduto e più sfruttato, al cartolinismo più risaputo e appunto scarabocchiato continuamente nella sequela degli scatti di massa, Piero e Pasquale Angelini preferiscono la via di una fedeltà altra: ossia un modo di guardare (attraverso l’estensione dell’obiettivo) da un’angolatura che sappia restituire la particolarità di un luogo (sia esso inteso come porzione o come insieme) per il tramite di una diversità d’approccio. Una diversità da intendersi come originalità, cioè come prospettiva originale e propria, e non come ricerca forzata di un originalismo prevaricante (e perciò stesso infedele). L’icasticità dei soggetti angeliniani è già tutta racchiusa in quegli stessi soggetti, non in un sovrappiù invasivo e ingerente. Potrebbe addirittura dirsi che lo sguardo fotografico di Piero e Pasquale Angelini nasca da un ascolto prima ancora che da un’osservazione: da un modo di pensare un’immagine che precede, e non di poco, lo scatto."

SIMONE GAMBACORTA, "Stupore Abruzzo", 2014

"La definizione della identità dell’Università di Teramo è obiettivo anche di questo volume fotografico, la cui realizzazione l’Ateneo ha inteso promuovere affidandone il compito a Pasquale Angelini, ben confidando nelle sue capacità di offrire con l’immediatezza degli scatti fotografici la rappresentazione compiuta dell’essenza dell’Istituzione. Le immagini che vengono esposte non costituiscono solo una pur eccellente rappresentazione delle strutture e delle attività che vengono svolte nell’Ateneo, ma riescono a coglierne l’Anima, lo spirito che ne informa tanto le decisioni strategiche di fondo, quanto l’attività quotidiana che ne consente la progressiva realizzazione..."

LUCIANO D'AMICO, “Tertii Decenni Annus Primus Volvens”, 2015

"Un’opera dunque, quella degli Angelini, padre e figlio, caratterizzata da una preziosa “caccia al tesoro”, da una coesistenza di antico e di nuovo, da un indugio sulla fedeltà ai luoghi della nostra regione, su quelle forme di resistenza all’incuria, all’abbandono, al degrado, alla marea omologante del nostro tempo. Un indugio anche sul fatto che conta il significato e che si conosce solo conoscendo il mondo che ci circonda, rammemorandolo con un sentimento creaturale e fissando le cose, i dettagli, con stupore. Non a caso per Leopardi “solo lo stupore conosce”, e per Pavese esso è fatto di memoria – gli fa eco Betocchi: “ su, pensaci bene: ricordati / di qui sei passato, su questo / scalino corroso il piede ponesti …”. "Grazie ancora per quello stato di ebbrezza, della mente e della corporeità, che provate davanti al reale, al cospetto delle mura delle nostre città, grandi e piccole, incistate di storia, piene di mito e di grazia e di cui restituite l’aura come antidoto alla museificazione."

ANTONIO D'ISIDORO, "Stupore Marche", 2016

«La bellezza sta negli occhi di chi guarda» sono le parole di Goethe che ti tornano in mente mentre ammiri le immagini scattate da Piero e Pasquale Angelini raccolte nel volume Stupore Abruzzo che fa seguito alla mostra esposta prima a Pescara e poi a Teramo. Piero e Pasquale Angelini , padre e figlio entrambi fotografi, entrambi giunti alla fotografia per coincidenze affettive come accade spesso nelle scelte più fortunate e devote.

Verdi sinuose colline, casolari abbandonati, solitarie abbazie, abbacinanti nevai, acque limpide e dovunque silenzi. E dovunque questo senso che solo qui c’è di un paesaggio che corre, corre dalla montagna alta verso il mare che quando appare è sempre fotografato da lontano come un miraggio.

«I miei primi ricordi – racconta Pasquale- risalgono alle passeggiate di domenica mattina con mio padre lungo i crinali delle colline teramane. Avevo allora otto dieci anni e la mia prima macchina fotografica era una scatolina di plastica che quando scattava faceva «ssdang!» come una trappola per topi. Seguivo mio padre e desideravo sorprenderlo. Guardavo dove guardava lui, ma cercavo anche altrove”. Da allora è andata così tra padre e figlio, un percorso parallelo ma autonomo. Se in Piero è la ricerca di una tessuta armonia di cielo e terra, Pasquale cerca la geometria che il paesaggio nasconde e rivela. Per entrambi, in modo diverso, ciò che conta è l’autenticità dell’esperienza, la verità dell’emozione. «Una foto - è sempre Pasquale a parlare - è uno scatto di ciò che è visibile, ma se ci si è posti in ascolto, se l’alchimia tra ciò che si è e ciò che ci circonda è buona, allora si può riuscire a ritrarre ciò che non è visibile eppure è».

RITA ALBERA, “Cultura Commestibile”, marzo 2017